L'ormai famigerato Horsegate, lo scandalo che ha colpito numerose industrie alimentari ree di aver utilizzato delle carni equine non tracciate per la produzione di numerosi prodotti, è solo l'ultima di numerose truffe che hanno messo a rischio la salute dei consumatori e, probabilmente molto di più, il commercio degli alimenti coinvolti.
Negli ultimi due decenni sono stati diversi i casi che hanno destabilizzato l'opinione pubblica e sconvolto le abitudini alimentari soprattutto di chi, preferendo notizie d'attualità agli scandali rosa, cerca di proteggere la propria salute informandosi preventivamente.
Tutto ebbe inizio con l'emergenza "mucca pazza", una malattia bovina che può colpire sporadicamente l'uomo e causarne il decesso. In seguito ai primi casi registrati nel Regno Unito, l'UE avviò dei controlli a tappeto in tutti i macelli bovini e varò dei provvedimenti per migliorare la sicurezza e la tracciabilità di ciascun prodotto.
Nel 2003 il secondo allarme riguarda invece le uova e il pollame; la cosiddetta influenza aviaria, causata da un virus influenzale H5N1 sviluppatosi in uccelli domestici e selvatici, ha abbattuto di oltre il 50% il consumo di questi prodotti.
Successivamente numerosi casi, seppur con minore impatto mediatico, si sono ritrovati al centro dell'attenzione di tutti i mezzi d'informazione; come dimenticare la carne ed il latte contaminati con la diossina, la mozzarella blu tedesca e il batterio killer Escherichia coli che mise alla gogna alcuni poveri cetrioli spagnoli prima di scoprire i reali colpevoli, dei germogli di soia artefici dell'epidemia.
Questi sono solo alcuni dei numerosi scandali, ma quanti di essi hanno rappresentato un reale pericolo per la salute umana?
Prendiamo come esempio la mortalità causata dal morbo della mucca pazza; dal 1986, data in cui è stato identificato il primo caso, ad oggi sono 225 i decessi accertati, di cui 2 in Italia. Una comune sindrome influenzale, per non parlare di altre patologie ancor più gravi, causano annualmente un numero maggiore di decessi.
Questo non vuole sminuire l'importanza dei controlli nell'industria alimentare o essere una critica per i media che si occupano di informare il consumatore; è pur vero, però, che spesso si tende a rendere alcuni singoli casi degli eventi globali, preoccupando eccessivamente il pubblico e mettendo a dura prova l'economia dei settori colpiti.
Per questo motivo è opportuno ricordare che la disinformazione non è concepibile in un paese sviluppato come il nostro, ma anche un' informazione sbagliata o incompleta non può essere accettata, soprattutto quando il suo scopo è di mettere al riparo ogni individuo dai rischi per la propria salute.
sabato 16 marzo 2013
martedì 5 marzo 2013
G come gusto
Il gusto è uno dei cinque sensi e probabilmente, insieme alla vista, quello che più appaga le nostre giornate. La percezione dei diversi sapori è per lo più attribuibile alla lingua, una delle porzioni del nostro organismo maggiormente ricca di recettori che ci permettono di tradurre la composizione chimica di ciascun alimento nei diversi sapori.
Secondo voi quanti sono i gusti differenti che la nostra lingua può percepire?
In molti staranno pensando a tutti i cibi e le sensazioni da essi evocati ma in realtà il discorso è molto più semplice; esistono, infatti, solo 5 varianti in relazione alle molecole e al meccanismo di traduzione del segnale, esse sono:dolce,amaro,salato, acido e umami.
Il gusto di ogni piatto servito sulle nostre tavole deriverà quindi dalla composizione di queste 5 semplici varianti e sarà caratteristico per ogni prodotto.
Questo senso è poco soggetto alle conseguenze dell'invecchiamento, inoltre è molto efficiente sin dalla nascita, permettendo di discriminare i cibi sani da quelli dannosi per la nostra salute.
In realtà questa capacità viene persa rapidamente in seguito alle pratiche di svezzamento consigliate dai pediatri, ma recenti studi hanno dimostrato come, ad esempio, un neonato preferisca alimenti integrali a farine e altri prodotti raffinati. Lo stesso discorso può essere osservato in tutti gli animali che, non avendo la nostra stessa educazione alimentare, riescono a scegliere, attraverso il gusto e l'olfatto, i cibi maggiormente adatti alla loro specie.
È necessario, quindi, allenare il senso del gusto nel tempo, così da poter apprezzare tutti i sapori ma, allo stesso tempo, riconoscere la qualità di ciascun prodotto; quante volte abbiamo detto: non mi piace, dovrei abituarmi al sapore?
È la classica frase di chi si accinge ad assaggiare un nuovo piatto, soprattutto quando proviene da altre culture culinarie. Un classico esempio è rappresentato dalla variante, precedentemente accennata, definita umami; una sapore associato alla presenza di glutammato e tipico della cucina orientale e di alcuni prodotti a lunga stagionatura. Molti di noi, inizialmente non abituati a questo gusto, avranno bisogno di un po' di tempo prima di apprezzarlo.
Concludo questa piccola parentesi ricordando che, contrariamente a quanto si possa pensare, un piatto gustoso non dev'essere necessariamente sinonimo di un notevole apporto calorico, di un elevato contenuto di grassi o di metodi di cottura poco salutari; è possibile ottenere degli ottimi risultati usando degli ingredienti come le spezie, le quali possono esaltare il sapore di alimenti piuttosto semplici e rendere, ad esempio, dei piatti vegani delle autentiche leccornie.
Secondo voi quanti sono i gusti differenti che la nostra lingua può percepire?
In molti staranno pensando a tutti i cibi e le sensazioni da essi evocati ma in realtà il discorso è molto più semplice; esistono, infatti, solo 5 varianti in relazione alle molecole e al meccanismo di traduzione del segnale, esse sono:dolce,amaro,salato, acido e umami.
Il gusto di ogni piatto servito sulle nostre tavole deriverà quindi dalla composizione di queste 5 semplici varianti e sarà caratteristico per ogni prodotto.
Questo senso è poco soggetto alle conseguenze dell'invecchiamento, inoltre è molto efficiente sin dalla nascita, permettendo di discriminare i cibi sani da quelli dannosi per la nostra salute.
In realtà questa capacità viene persa rapidamente in seguito alle pratiche di svezzamento consigliate dai pediatri, ma recenti studi hanno dimostrato come, ad esempio, un neonato preferisca alimenti integrali a farine e altri prodotti raffinati. Lo stesso discorso può essere osservato in tutti gli animali che, non avendo la nostra stessa educazione alimentare, riescono a scegliere, attraverso il gusto e l'olfatto, i cibi maggiormente adatti alla loro specie.
È necessario, quindi, allenare il senso del gusto nel tempo, così da poter apprezzare tutti i sapori ma, allo stesso tempo, riconoscere la qualità di ciascun prodotto; quante volte abbiamo detto: non mi piace, dovrei abituarmi al sapore?
È la classica frase di chi si accinge ad assaggiare un nuovo piatto, soprattutto quando proviene da altre culture culinarie. Un classico esempio è rappresentato dalla variante, precedentemente accennata, definita umami; una sapore associato alla presenza di glutammato e tipico della cucina orientale e di alcuni prodotti a lunga stagionatura. Molti di noi, inizialmente non abituati a questo gusto, avranno bisogno di un po' di tempo prima di apprezzarlo.
Concludo questa piccola parentesi ricordando che, contrariamente a quanto si possa pensare, un piatto gustoso non dev'essere necessariamente sinonimo di un notevole apporto calorico, di un elevato contenuto di grassi o di metodi di cottura poco salutari; è possibile ottenere degli ottimi risultati usando degli ingredienti come le spezie, le quali possono esaltare il sapore di alimenti piuttosto semplici e rendere, ad esempio, dei piatti vegani delle autentiche leccornie.
martedì 26 febbraio 2013
Lo scandalo della carne equina si arricchisce di un nuovo protagonista
Lo scandalo che negli ultimi giorni ha colpito numerosi marchi e aziende multinazionali non accenna a placarsi, anzi coinvolge nuove figure dimostrandosi sempre più un problema mondiale.
Il nuovo protagonista è rappresentato da Ikea; l'azienda, specializzata nella vendita di mobili e complementi d'arredo con circa 260 punti vendita sparsi in tutto il mondo, ha dapprima sospeso la vendita di polpette sospette distribuite negli store di tutta Europa, per poi estendere il provvedimento ai punti vendita del resto del mondo.
La decisione è stata presa in seguito ad alcuni controlli condotti su campioni prelevati dallo store di Brno in Repubblica Ceca; le polpette, preparate in Svezia, hanno mostrato tracce di carne di cavallo, al contrario di quanto dichiarato alla vendita.
Il produttore svedese delle carni vendute all'interno dei punti vendita Ikea, scottato dai recenti avvenimenti, ha subito gettato acqua sul fuoco attraverso il suo amministratore delegato dichiarando che "su 320 test effettuati nelle ultime tre settimane sul nostro prodotto, nessuno ha rilevato la presenza di carne di cavallo". Aggiungendo in seguito di essersi appoggiati ad un laboratorio esterno per una consulenza, senza notare un esito differente nei risultati.
Anche in questo caso, il ritiro del prodotto incriminato dal mercato appare come una cautela nei confronti sia del consumatore che dell'azienda colpita, piuttosto che un vero e proprio provvedimento sanitario, per cui questo nuovo capitolo della "saga della carne equina" sembra conferire alla faccenda un carattere esclusivo di frode commerciale piuttosto che un rischio per la nostra salute.
In attesa di nuovi sviluppi, vi consiglio di servire sulle vostre tavole prodotti di indubbia provenienza, preferibilmente non surgelati.
Il nuovo protagonista è rappresentato da Ikea; l'azienda, specializzata nella vendita di mobili e complementi d'arredo con circa 260 punti vendita sparsi in tutto il mondo, ha dapprima sospeso la vendita di polpette sospette distribuite negli store di tutta Europa, per poi estendere il provvedimento ai punti vendita del resto del mondo.
La decisione è stata presa in seguito ad alcuni controlli condotti su campioni prelevati dallo store di Brno in Repubblica Ceca; le polpette, preparate in Svezia, hanno mostrato tracce di carne di cavallo, al contrario di quanto dichiarato alla vendita.
Il produttore svedese delle carni vendute all'interno dei punti vendita Ikea, scottato dai recenti avvenimenti, ha subito gettato acqua sul fuoco attraverso il suo amministratore delegato dichiarando che "su 320 test effettuati nelle ultime tre settimane sul nostro prodotto, nessuno ha rilevato la presenza di carne di cavallo". Aggiungendo in seguito di essersi appoggiati ad un laboratorio esterno per una consulenza, senza notare un esito differente nei risultati.
Anche in questo caso, il ritiro del prodotto incriminato dal mercato appare come una cautela nei confronti sia del consumatore che dell'azienda colpita, piuttosto che un vero e proprio provvedimento sanitario, per cui questo nuovo capitolo della "saga della carne equina" sembra conferire alla faccenda un carattere esclusivo di frode commerciale piuttosto che un rischio per la nostra salute.
In attesa di nuovi sviluppi, vi consiglio di servire sulle vostre tavole prodotti di indubbia provenienza, preferibilmente non surgelati.
sabato 23 febbraio 2013
Lo scandalo della carne equina, vediamo com'è nato...
È sobbalzato agli onori della cronaca italiana solo da qualche giorno, ma il dubbio sull'origine di alcuni prodotti a base di carne deriva da lontano ed in particolare dal Regno Unito.
Nei primi giorni del 2013 infatti, in seguito a delle analisi del DNA di alcuni lotti di produzione di hamburger, sono state ritrovate alte percentuali di proteine equine e suine;un evento che, in un paese dove i cavalli sono trattati alla stregua di animali domestici e i musulmani rappresentano una buona fetta della popolazione, ha disgustato l'opinione pubblica.
Da questo primo episodio si sono susseguiti dei controlli interni ed esterni in molte aziende alimentari, volte a smascherare delle truffe che avrebbero potuto costituire un serio rischio per la salute del consumatore.
Tra i primi a ritrovarsi nell'occhio del ciclone è stata di sicuro la Findus, obbligata a ritirare dal mercato europeo numerosi prodotti dichiarati a base di carne bovina ma con origine più che dubbia. Notizia di pochi giorni fa, invece, i NAS hanno sequestrato circa 26 tonnellate di carne dalla sede della Nestlè; oggi l'esito delle analisi tanto attese ha escluso la presenza di prodotti di origine equina così come confermato dal Ministero Della Salute con questa notifica: «Le analisi dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Torino su tutti i campioni di carne prelevati allo stabilimento Safim di None (TO) hanno dato esito negativo. I risultati sono stati notificati ufficialmente questa mattina e di conseguenza verrà disposto il dissequestro della carne».
L'unico caso di positività riscontrato finora, invece, riguarda, come confermato da numerosi mezzi stampa, un campione di "lasagne alla bolognese" prodotto dalla ditta Primia di Bologna, a seguito di questo risultato è stato ordinato il sequestro di 2400 confezioni, nonché di tonnellate di macinato pronte a finire sulle nostre tavole.
Questi sono solo alcuni dei casi evidenziati in questi ultimi giorni, saranno necessarie delle opportune verifiche e delle indagini per risalire ai reali responsabili di questa immensa truffa; intanto è iniziato il classico "scarica barile" tra i vari protagonisti e chissà quando verremo a conoscenza della verità.
Forse non tutti sanno la pericolosità di questa pratica criminale, soprattutto in una nazione come la nostra in cui il consumo di carne equina fa parte della tradizione alimentare. Il problema infatti non risiede nella natura del prodotto bensì nella sua dubbia provenienza; stiamo infatti parlando probabilmente di macinati provenienti da allevamenti non controllati o addirittura da animali scartati dalle attività sportive, a cui potrebbero essere stati somministrati farmaci o sostanze dopanti. A prescindere dal fatto che spacciare un prodotto per un altro costituisce già un reato, i trattamenti farmacologici subiti dai cavalli sportivi ne impediscono il riciclo nell'industria alimentare. Il fenilbutazone, un antinfiammatorio e antidolorifico usato per la cura di cavalli da corsi, può risultare tossico per l'uomo, pur richiedendo delle dosi elevate come affermato da Sally Davis, portavoce del Ministero della Sanità britannico, aggiungendo che "ai livelli ai quali è stato trovato il fenilbutazone, una persona dovrebbe consumare da 500 a 600 hamburger al 100% di carne di cavallo al giorno per avvicinarsi alla dose quotidiana limite per l'uomo".
Rimane però l'inganno che ha stravolto in particolar modo chi, per scelta etica, non è d'accordo al consumo di carne equina; siamo in attesa di scoprire i colpevoli, sperando che, almeno per questa volta, qualcuno ne paghi le conseguenze.
Nei primi giorni del 2013 infatti, in seguito a delle analisi del DNA di alcuni lotti di produzione di hamburger, sono state ritrovate alte percentuali di proteine equine e suine;un evento che, in un paese dove i cavalli sono trattati alla stregua di animali domestici e i musulmani rappresentano una buona fetta della popolazione, ha disgustato l'opinione pubblica.
Da questo primo episodio si sono susseguiti dei controlli interni ed esterni in molte aziende alimentari, volte a smascherare delle truffe che avrebbero potuto costituire un serio rischio per la salute del consumatore.
Tra i primi a ritrovarsi nell'occhio del ciclone è stata di sicuro la Findus, obbligata a ritirare dal mercato europeo numerosi prodotti dichiarati a base di carne bovina ma con origine più che dubbia. Notizia di pochi giorni fa, invece, i NAS hanno sequestrato circa 26 tonnellate di carne dalla sede della Nestlè; oggi l'esito delle analisi tanto attese ha escluso la presenza di prodotti di origine equina così come confermato dal Ministero Della Salute con questa notifica: «Le analisi dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Torino su tutti i campioni di carne prelevati allo stabilimento Safim di None (TO) hanno dato esito negativo. I risultati sono stati notificati ufficialmente questa mattina e di conseguenza verrà disposto il dissequestro della carne».
L'unico caso di positività riscontrato finora, invece, riguarda, come confermato da numerosi mezzi stampa, un campione di "lasagne alla bolognese" prodotto dalla ditta Primia di Bologna, a seguito di questo risultato è stato ordinato il sequestro di 2400 confezioni, nonché di tonnellate di macinato pronte a finire sulle nostre tavole.
Questi sono solo alcuni dei casi evidenziati in questi ultimi giorni, saranno necessarie delle opportune verifiche e delle indagini per risalire ai reali responsabili di questa immensa truffa; intanto è iniziato il classico "scarica barile" tra i vari protagonisti e chissà quando verremo a conoscenza della verità.
Forse non tutti sanno la pericolosità di questa pratica criminale, soprattutto in una nazione come la nostra in cui il consumo di carne equina fa parte della tradizione alimentare. Il problema infatti non risiede nella natura del prodotto bensì nella sua dubbia provenienza; stiamo infatti parlando probabilmente di macinati provenienti da allevamenti non controllati o addirittura da animali scartati dalle attività sportive, a cui potrebbero essere stati somministrati farmaci o sostanze dopanti. A prescindere dal fatto che spacciare un prodotto per un altro costituisce già un reato, i trattamenti farmacologici subiti dai cavalli sportivi ne impediscono il riciclo nell'industria alimentare. Il fenilbutazone, un antinfiammatorio e antidolorifico usato per la cura di cavalli da corsi, può risultare tossico per l'uomo, pur richiedendo delle dosi elevate come affermato da Sally Davis, portavoce del Ministero della Sanità britannico, aggiungendo che "ai livelli ai quali è stato trovato il fenilbutazone, una persona dovrebbe consumare da 500 a 600 hamburger al 100% di carne di cavallo al giorno per avvicinarsi alla dose quotidiana limite per l'uomo".
Rimane però l'inganno che ha stravolto in particolar modo chi, per scelta etica, non è d'accordo al consumo di carne equina; siamo in attesa di scoprire i colpevoli, sperando che, almeno per questa volta, qualcuno ne paghi le conseguenze.
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